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L’email è uno strumento “pienamente” misurabile. Diversamente da altri canali di direct marketing (sms, fax, volantinaggio, ecc.) rispetto ad un’email si possono registrare numerosi comportamenti del suo destinatario.

Mailforce, ad esempio, è in grado di tracciare chi, quando (e quante volte) ha visualizzato l’email, ha cliccato sui vari link all’interno, ha effettuato un unsubscribe. E’ possibile anche registrare se una casella di posta ha problemi temporanei (mailbox piena) oppure definitivi (indirizzo email non più attivo). Tutti questi dati, opportuntamente riorganizzati, sono visibili nella sezione Statistiche di Mailforce.

Su EmailMarketingItalia.it parliamo in modo più approfondito del concetto di “apertura” e di come questo indicatore possa essere, nella valutazione complessiva della riuscita di una campagna email, un parametro da tenere in grande considerazione.

Pur se con alcune cautele: il meccanismo di tracciamento delle aperture, quello che chiamiamo “pixel fantasma”, potrebbe non essere in grado di registrare tutte le aperture, e i destinatari potrebbero non aprire l’email durante le prime ore successive alla spedizione.

Il risultato è che i primi dati delle aperture potrebbe essere inaspettatamente basso.

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E’ una delle domande più comuni alle quali chi fa il nostro mestiere si trova spesso a dover rispondere.

E la risposta è sempre la stessa: “Perchè vorresti allegare il PDF quando potresti semplicemente linkarlo nella tua email?

Forse per inesperienza con le regole pratiche della comunicazione digitale o forse per quella caratteristica che alberga in ciascun di noi che va sotto il nome di pigrizia, si ritiene spesso più comodo inviare a 2000 contatti (tanto per fare un numero!) un’email con allegato il listino prezzi, in formato PDF del peso di 800 KB (sempre per fare un esempio).

Nulla di strano se le email da inviare fossero 5 o 6 – potreste sempre farlo con Outlook o Gmail, non vi pare? – ma la questione si complica se le quantità aumentano sensibilmente.

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Da alcune settimane, Gmail ha una nuova funzionalità. Si tratta di un semplice, quanto efficiente, modo per scoprire la vera identità dei mittenti delle email che arrivano nella Inbox.

Questo è molto utile quando per proteggersi da quell’odioso fenomeno che va sotto il nome di phishing ovvero, per dirla alla maniera di Gmail, una delle tante sembianze che assume lo spam e con il quale un manipolo di bischeri (questa volta per dirla alla toscana) cercano di ottenere dal destinatario inconsapevole, delicate informazioni personali.

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Uno dei problemi maggiormente avvertiti da chi decide di intraprendere una campagna di e-mail marketing è sicuramente quello di reperire gli indirizzi e-mail.

La discussione sugli indirizzi e-mail ha scatenato, da sempre, accesi dibattiti sullo spam e su come, inviare e-mail non richieste, sia contrario alla normativa italiana.

La soluzione ottimale è quella di creare e alimentare una propria lista di contatti in quanto, messaggi inviati a proprie liste, forniscono redemption migliori rispetto a quelli inviati a liste di terzi anche se per creare una propria lista di contatti ci vuole molto tempo e molto impegno.

Comunque ci sono modi legali per reperire nuovi indirizzi e-mail:

  • Acquistare indirizzi da aziende che li vendono perché hanno avuto l’autorizzazione a cedere a terzi i dati raccolti.
  • Affittare indirizzi, soprattutto per quanto riguarda indirizzi di privati. In questo caso è necessario appoggiarsi ad aziende (msn, rcs, buongiorno, etc..) che hanno una propria base di dati e che inviano i messaggi dei committenti alle proprie liste di utenti. Il committente, ovviamente, non avrà mai accesso a quegli indirizzi, ma solo all’esito della campagna.

Intraprendendo queste strade bisogna mettere in preventivo la spesa per l’acquisizione degli indirizzi: i costi non sono bassi, perchè le e-mail targhettizzate sono un grosso valore per chi le detiene.